dal 23 al 27 settembre 2014 /
Memorie della navigazione celeste
Monaco Yacht Project 12  Port Hercules
Memorie della navigazione celeste
di Alice Barontini traduzione Valentina Lessi
Each sky is a unique sky
No two skies are the same.
Some are azure, extremely azure. They are crossed by clouds depicting organic textures and shapes full of life.
Others are captured at twilight; they are calm and reassuring
They are lit with an intimate light that fills them with warmth and colour.
Orange ones are explosive, unnatural, powerful; frighteningly fascinating.
Then, some skies are nothing but clouds: mysterious, impenetrable. You can get lost in them while looking for what remains of the essence, of the sun.
Each sky is a unique sky.
Each feeling is a unique feeling.
Lives, correspondences, moods.
Riccardo Ruberti perceives all of them and like an experienced narrator he gives them back to his readers using colour in place of words.
Protagonist and spectator, the sky becomes the silent stage where innumerable characters play their roles. The figures, which are always placed at the bottom of the composition, appear as an interesting foot note in the representation space. They are dominated by never ending blue skies mirroring life on earth.
Shapely and shapeless, ethereal and heavy
Near and far, reality and imagination.
Past, present, future.
Everything converges into one painting. A physical and psychological journey is put on stage through punctual, meditated brush strokes and an elegant technical experimentation in the representation of skies and oceans.
It is an adventurous and dreamlike journey which might be impossible to take. Likewise, the peculiar flying machines, which inhabit Ruberti’s sidereal space, might be impossible to build in the real world. Nevertheless, we would all love to start a journey on one of those machines.
Destination unknown.
The Essential thing is to Leave.
dal 4 all’11 agosto 2014 /
Memorie della navigazione celeste
Torre degli Appiani  Rio Marina
Memorie della navigazione celeste
di Alice Barontini
Ci sono cieli e cieli.
Nessuno uguale all’altro.
Alcuni azzurri, azzurrissimi. Attraversati da nubi che disegnano trame organiche e forme piene di vita.
Altri, sorpresi al crepuscolo, pacati e rassicuranti.
Accesi da una luce intima che li scalda e li colora.
Quelli aranciati sono esplosivi, innaturali, dirompenti: paurosamente affascinati.
Poi, certi, non son altro che nuvole: misteriosi, impenetrabili, in cui perdersi per cercare quel che resta dell’essenza, del sole.
Ci sono cieli e cieli.
Così come ci sono sentimenti e sentimenti.
Esistenze, corrispondenze, umori.
Riccardo Ruberti li coglie tutti e come un abile narratore che al posto della penna (o del computer) utilizza il colore, li riporta sulla tela per poi restituirceli.
Protagonista e spettatore, il cielo diventa così il grande teatro silenzioso entro cui si giocano le sorti di innumerevoli personaggi, che figurano nello spazio dell’opera come una interessante nota a margine, inserita anche a livello compositivo nella parte più in basso dell’opera e schiacciata dagli sconfinati spazi celesti che riflettono come un enorme specchio la vita sulla terra.
Forme e informe, etereo e pesante.
Vicino e lontano, realtà e immaginazione.
Passato, presente, futuro.
Tutto converge, tutto si unisce in un unico dipinto, dove le pennellate puntuali e meditate, la tecnica raffinata, sperimentale eppur mai prevaricante dei cieli e dei mari che assumono le fattezze di opere informali, mettono in scena un percorso fisico ma soprattutto mentale.
Un viaggio avventuroso, onirico, forse impossibile da percorrere, così come nella realtà impossibili da realizzare sono certi strani macchinari che volano negli spazi siderali creati da Ruberti.
Eppure, su quei macchinari, saremmo disposti a partire.
Verso non si sa dove.
L’importante.
Partire.
dal 16 novembre all’8 dicembre 2013 /
Premio Biennale Carlo Bonatto Minella 2ªed.
Rivarolo Canavese Torino
dal 19 aprile al 18 ottobre 2012 /
Premio Zingarelli Rocca delle Macìe II edizione
ROCCA DELLE MACIE Castellina in Chianti

dal 27 luglio al 5 agosto 2012 /
Sognando Paradise
Palazzo del Paradisino  Livorno

dal 5 al 30 dicembre 2011 /
Alchimia della Forma
Nuovo TeatroC  Livorno
Alchimia della forma
di Alice Barontini
L’arte di Riccardo Ruberti non é mai chiassosa né gridata. La capacità di suggerire lentamente e silenziosamente il teatro degli eterni dissidi che percorrono l’esistenza è una delle caratteristiche principali della sua ricerca pittorica che, negli ultimi nove anni di attività, in una prospettiva quasi cosmica, é partita dall’indagine sui primordi della vita, con lo studio meticoloso dell’acqua e delle vite primigenie che la popolano, ed é giunta fino ai nostri giorni, con la figura umana che nei dipinti appare protagonista di una continua mutazione, come sospesa in un’inquietudine che invade l’individuo (nella sua interiorità e fisicitá) ma anche l’ambiente circostante, in un macchinoso gioco di causa ed effetto. Un’inquietudine che, nelle opere raffinate e mai “facili” dell’artista, viene descritta minuziosamente, con una precisione tecnica che lascia poco spazio all’immaginazione: le metamorfosi dei volti lacerati dalle radiazioni nucleari, i paesaggi bruciati da un sole malato, gli occhi alienati di un bambino-soldato oppure l’aculeo minaccioso di una termite…sono descritti in un’ottica che esalta il particolare, messo sotto la lente d’ingrandimento ed elaborato con cura fino a renderlo più vero del vero, così da ergerlo a monito per la contemporaneità. A lasciare spazio all’interpretazione dell’osservatore pensano, invece, le atmosfere surreali ed enigmatiche – talvolta quasi visionarie e oniriche – dei dipinti che, recentemente e sempre più spesso, raccontano storie di luoghi lontani e poco frequentati, dai colori acidi e corrosivi, come succede, per esempio, nei lavori dedicati a Pripjat’ dopo il disastro di Cernobyl, su cui l’artista punta la sua attenzione per descrivere la condizione alienante dei samosely: decine di persone che, nonostante lo scoppio della centrale nucleare, continuano ad abitare queste zone altamente contaminate. In questi lavori Ruberti mette in scena la quotidianità, il rapporto viscerale che lega questi abitanti con la loro terra e tradizione ma, come in un film di David Lynch, l’osservatore percepisce un’atmosfera insidiosa, in cui qualcosa sembra dover accadere da un momento all’altro, turbando l’apparente tranquillità circostante. Tempo e spazio, in queste opere, sono come condensati in un limbo in cui la memoria più remota – rievocando l’idea nietzschiana dell’eterno ritorno – riaffiora ciclicamente nel presente per segnarlo indelebilmente: basti osservare la maggior parte dei lavori dell’artista in cui una parte dello spazio fisico viene spesso dilatato, quasi liquefatto in un vortice temporale. Un concetto radicalizzato nel ciclo di opere intitolato Liquid Island dove spazio e tempo sembrano congelati in un luogo totalmente a-temporale, privo di riferimenti geografici, in cui il leitmotiv é l’acqua che, nel suo fluire, non “avanza” ma semplicemente “scorre” e “ri-corre”, assumendo forme sempre nuove che invitano lo spettatore a specchiarsi nel suo riflesso. Tornano così in mente le idee alla base del saggio del pensatore polacco Zygmunt Bauman, Modernità Liquida, in cui la fase attuale della modernità é letta attraverso la metafora della “fluidità” e la realtà sembra ormai aver perso ogni modo rassicurante e stabilizzante – solido, appunto – di sentirsi al mondo.

dal 23 al 26 maggio 2011 /
International Contemporary Art Fair of Barcellona
Fira de Barcelona Barcellona

dal 16 al 23 ottobre 2010 /
Apogee Talking to Rocks
Villa Romana Firenze

dal 27 maggio al 27 giugno 2010 /
Playground
Gallerianumero38 Lucca
Comunicato stampa:

Playground, il parco giochi, è un punto di incontro, una frontiera tra diverse coordinate spaziotemporali.
Tra tempo e memoria, tra tempo personale e memoria collettiva.
Un soglia in cui la rappresentazione si fa autoriflessiva, diventa essa stessa oggetto di indagine.
In “Playground” spazio e tempo perdono il loro specifico significato, la realtà cede il passo alla
finzione: tutto può essere verità e bugia.
Si tratta di un contesto rimasto al di fuori della logica temporale e spaziale della “realtà”: al
contrario segue invece una propria dimensione.
Una sorta di “Zona” Stalkeriana, isolata ai confini del tempo e dello spazio.
“Playground” diventa portatore di una narrazione dell’infanzia.
Può anche essere definito come un giardino ideale, un Eden nel quale coesistono tracce di ricordi
legati alla memoria popolare del passato e parti di vissuto contemporaneo.
Il lavoro presentato si articola in varie parti: cinque lavori pittorici, cinque disegni, alcuni collages e
due video.
Il primo di essi accoglie il visitatore all’entrata e contiene frasi e citazioni tratte da documenti di
diversi periodi temporali riguardanti memorie multiple e frammentarie che si susseguono
rimescolandosi lasciando immaginare una visione del tempo non lineare, ma eventi e situazioni
cicliche ogni volta nuove.
Nel secondo video un bambino che disegna la sua idea dei continenti che compongono il pianeta.
Tra i dipinti invece “Maplaymondo”, di grande formato circolare installato in sospensione come un
universo sospeso: una sorta di pianeta all’interno del quale i piccoli protagonisti varcano un confine
per recarsi “altrove”.
I disegni “Playing street”di medio e grande formato, rappresentano i bambini appartenenti a un
passato a tratti molto incerto e lontano: come presenze celate in attimi cristallizzati, interrogano lo
spettatore nel silenzio di un ambiente simile a un limbo, nel quale domina il bianco, l’assenza di
rappresentazione.
A cura di Paolo Emilio Antognoli Viti

dall’11 luglio al 2 agosto 2009 /
Appetite for Destruction
Museo Nazionale di Villa Guinigi Lucca